Spesso a inizio colloquio di lavoro i selezionatori utilizzano domande aperte che rimangono volutamente vaghe e lasciano al candidato il compito di decidere come strutturare la risposta (cioè da dove iniziare, quale aspetto approfondire, risposta lunga o corta…).
Un classico esempio è la domanda “Mi parli di lei” che può essere formulata anche in questi modi:
- Ci racconti del suo lavoro…
- Vorremmo capire quali sono le sue esperienze…
- Si vuole presentare...
Perché i recruiter iniziano il colloquio chiedendo di presentarsi e cosa valutano
Da recruiter facevo questa domanda per osservare atteggiamenti spontanei dei candidati: vedere come sceglievano di presentarsi, cosa raccontavano per prima e a cosa davano più spazio.
Le domande aperte servono quindi a valutare come scegli di raccontarti, più nel dettaglio:
- la tua capacità di comunicare (come ti esprimi, con quali parole, con uno stile neutro e sintetico o più discorsivo)
- il livello di consapevolezza del tuo percorso (se sai mettere in luce i passaggi di carriera più significativi)
- la coerenza tra la tua esperienza e la posizione (se quindi nella risposta includi informazioni rilevanti per il ruolo)
Proprio perché lasciano “libertà di parola” le domande aperte possono mettere in difficoltà. A frenarti può essere la paura di non risultare subito interessante oppure di dire troppo o troppo poco. Tuttavia avere la libertà d’iniziare il discorso è anche l’occasione per orientare il colloquio fin dall’inizio, mettendo in luce i tuoi punti di forza e ciò che è davvero rilevante per quella posizione.
“Mi parli di lei” al colloquio di lavoro: come rispondere in modo efficace ma autentico
Per prepararti al colloquio di selezione rifletti in anticipo su come poterti presentare. Eviti così d’improvvisare sul momento, con il rischio di agitarti e parlare in modo confuso.
Tuttavia studiarti a tavolino un discorso, da ripetere ogni volta in modo meccanico, risulta artificioso per chi ti ascolta e innaturale per te. Meglio studiare una sorta di scaletta di argomenti in tre punti:
- le tue esperienze e competenze principali
- cosa ti caratterizza sul lavoro
- la motivazione per cui stai affrontando il cambio lavorativo o stai cercando un nuovo lavoro
Evita di dilungarti troppo, al massimo 5 minuti di discorso. Al termine, se non sai più cosa dire e vuoi evitare un momento di silenzio, lascia di nuovo la parola a chi intervista con una frase tipo: “vuole approfondire qualche aspetto in particolare di quello che le ho appena detto?”
Come adattare la presentazione all’azienda e alla posizione
Prima del colloquio assicurati di avere informazioni sull’azienda e sulla posizione lavorativa aperta (attraverso l’annuncio da loro pubblicato e il loro sito internet). Analizza bene quelle che sono le richieste, le priorità e in generale gli aspetti che vengono messi maggiormente in luce dall’azienda. Sfrutta questo materiale includendolo nella tua presentazione. La scaletta di argomenti per la tua presentazione sarà:
- e tue esperienze sugli argomenti di maggiore interesse per l’azienda e la posizione
- le competenze tecniche ma anche le soft skills che ti allineano alle richieste dell’azienda
Facciamo degli esempi per comprendere meglio.
Esempio n° 1
Richiesta dell’azienda: una figura amministrativa che dovrà relazionarsi molto con filiali all’estero.
Tua presentazione: parlerai dell’esperienza che hai in amministrazione chiarendo che hai lavorato per lo più in multinazionali, per questo hai una buona conoscenza dell’inglese e il tuo obiettivo professionale è poter conoscere e comunicare con diverse nazionalità.
Esempio n°2
Richiesta aziendale: un programmatore, e sai che all’interno utilizzano un certo software.
Tua presentazione: al “mi parli di lei” potrai rispondere parlando dei progetti di programmazione più significativi che hai potuto realizzare grazie a quel programma, specificando che conoscenza ne hai o quale formazione specifica hai seguito.
Le risposte così formulate permettono di mantenere naturalezza e non saranno generiche ma mirate alla posizione.
Un’altra strategia per presentarti a inizio colloquio è strutturare la presentazione come un racconto.
Errori da evitare quando al colloquio chiedono “mi parli di lei”
- ripetere tutto il curriculum in ordine cronologico
- parlare troppo a lungo
- raccontare aspetti personali e non rilevanti
- non collegare la propria esperienza alla posizione
Conclusione: trasformare il “mi parli di lei” in un’opportunità professionale
La domanda “mi parli di lei” è spesso il primo momento del colloquio di lavoro. Prepararla con consapevolezza ti permette di guidare la conversazione, valorizzare le esperienze più rilevanti e dimostrare fin da subito il tuo allineamento con la posizione e l’azienda.
Non esiste una risposta perfetta valida per tutti: esiste una presentazione efficace, autentica e mirata al tuo obiettivo professionale.
Se vuoi affrontare il colloquio con una preparazione più completa, che copra anche gli aspetti pratici e organizzativi, trovi un percorso guidato su come prepararti a un colloquio di lavoro.
Domande frequenti su come rispondere a “mi parli di lei”
Cosa rispondere quando al colloquio ti chiedono “mi parli di lei”?
Costruisci una risposta breve in tre parti: le tue esperienze principali, cosa ti caratterizza sul lavoro e la motivazione del tuo interesse per quella posizione.
Quanto deve durare la risposta a “mi parli di lei”?
Non più di 5 minuti. Una risposta troppo lunga rischia di diventare un monologo e far perdere l’attenzione a chi ti ascolta.
Se vuoi prepararti in modo personalizzato alle domande del colloquio di lavoro posso aiutarti con una consulenza specifica. Contattami qui
